Normativa
Iperammortamento 2026 sul fotovoltaico: vale anche in autoconsumo a distanza
Molto di quanto è stato scritto sull'iperammortamento 2026 dà per scontata una cosa: che l'impianto stia sul tetto o sul piazzale di chi consuma l'energia. La legge di bilancio 2026 e il decreto attuativo (decreto interministeriale MIMIT-MEF del 7 maggio 2026) dicono qualcosa di diverso e più utile. Tra i beni agevolabili la legge (art. 1, comma 429, lett. b) include l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili «destinata all'autoconsumo anche a distanza», impianti di stoccaggio compresi; il decreto ne fissa il perimetro (art. 8).
È una parola, a distanza, ma allarga il raggio d'azione. La maggiorazione si applica anche quando l'impianto non è fisicamente dove c'è il carico: un campo a qualche chilometro, nella stessa zona di mercato della struttura produttiva, che alimenta uno o più punti di prelievo dell'impresa. È un modello su cui lavoriamo, ed è il taglio che, nella pubblicistica fiscale che leggiamo, resta più in ombra.
La finestra è aperta adesso
L'agevolazione copre gli investimenti completati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028, con comunicazione di completamento al GSE entro il 15 novembre 2028. L'accesso è interamente telematico, sulla piattaforma GSE (Area Clienti, con SPID, CIE o credenziali); per firmare e inviare le comunicazioni serve lo SPID.
La parte che fa la differenza nei tempi è un'altra: la procedura passa da tre comunicazioni al GSE, in sequenza (preventiva; conferma entro 60 giorni dall'esito positivo, con un acconto di almeno il 20%; completamento entro il 15 novembre 2028). Se una manca o arriva fuori termine la procedura non si perfeziona, e la maggiorazione conta solo dal periodo d'imposta in cui si invia il completamento. Chi compra e rimanda la pratica rischia di spostare in avanti il beneficio, o di perderlo. Su un fotovoltaico in autoconsumo a distanza, dove progettazione e connessione richiedono tempo, l'iperammortamento va messo nel modello dall'inizio, non aggiunto dopo.
«Anche a distanza»: cosa abilita davvero
L'autoconsumo a distanza disaccoppia il punto di produzione dal punto di consumo. Per l'iperammortamento il perimetro è la zona di mercato in cui si trova la struttura produttiva (art. 8 del decreto); la cabina primaria è il perimetro entro cui il GSE riconosce i contributi sull'energia autoconsumata. In pratica un'impresa energivora non è costretta a trovare i metri quadri accanto allo stabilimento: l'impianto può stare dove ha senso costruirlo (irraggiamento migliore, terreno disponibile, connessione più pulita) e, dentro la cabina primaria, l'energia resta valorizzata in autoconsumo.
Il punto fiscale è che la maggiorazione non si ferma al perimetro dello stabilimento. Il decreto (art. 8) ammette impianti sulle stesse particelle della struttura produttiva, su particelle diverse collegate a POD esistenti della stessa struttura e, nei casi di autoconsumo a distanza previsti dall'art. 30, comma 1, lett. a), n. 2, del D.Lgs. 199/2021, nella stessa zona di mercato. Quella norma richiede che gli edifici o i siti dell'impianto siano nella disponibilità dell'impresa. Il perimetro più ampio apre due strade:
- l'impresa investe in proprio in un impianto remoto a servizio dei suoi prelievi;
- l'impresa usa un impianto in locazione finanziaria: la maggiorazione vale anche sui canoni di leasing e spetta all'impresa che lo utilizza per l'autoconsumo.
La seconda è dove la struttura conta più della fiscalità: chi è l'utilizzatore, quali costi entrano nel contratto, come si separano da quelli coperti da altri strumenti. Lo riprendiamo sotto.
Quanto vale
La maggiorazione è a scaglioni, sul costo dell'investimento:
- +180% fino a 2,5 milioni di euro;
- +100% oltre 2,5 e fino a 10 milioni;
- +50% oltre 10 e fino a 20 milioni.
Attenzione al perimetro degli scaglioni: si applicano all'insieme degli investimenti agevolabili completati in ciascuna annualità, beni 4.0 compresi, non al singolo impianto; il +180% pieno vale per i primi 2,5 milioni di quel totale. È una maggiorazione del costo ai fini dell'ammortamento: lungo il periodo di ammortamento fiscale del bene si deduce molto più del costo effettivamente sostenuto. L'effetto di cassa non è immediato come un credito d'imposta, ma su un impianto pluriennale è sostanzioso e prevedibile.
Il vincolo sui moduli, dove si rompono i conti
Sono agevolabili solo i moduli iscritti nel registro ENEA (DL 181/2023, art. 12) e appartenenti a due categorie:
- Tipo B: moduli e celle prodotti nell'Unione europea, efficienza minima di cella 23,5%;
- Tipo C: moduli prodotti nell'UE con celle bifacciali a eterogiunzione di silicio (HJT) o tandem, anch'esse prodotte nell'UE, efficienza minima di cella 24%.
La categoria A è esclusa dall'agevolazione. E c'è un dettaglio operativo che i fogli di calcolo ignorano: la categoria B, sulla carta ammissibile, all'11 ottobre 2026 non conta alcun modulo nel registro ENEA (175 iscrizioni: 156 in categoria A, 19 in categoria C, di due soli marchi). Tradotto: in pratica si compra categoria C, con il prezzo e la disponibilità che ne conseguono. La fattibilità economica dell'agevolazione si decide sulla distinta moduli, non sull'aliquota.
Un alleggerimento c'è stato, ma altrove. Il DL 38/2026 ha tolto il vincolo Made in EU sui beni strumentali generali: inverter, accumuli, trasformatori e componentistica ausiliaria possono arrivare da qualsiasi area. Il vincolo di provenienza, e l'iscrizione ENEA in categoria B o C, resta solo su moduli e celle. È una semplificazione reale sul resto dell'impianto, ma non sposta il collo di bottiglia, che restano i moduli.
I due tetti da mettere nel foglio di calcolo
Oltre al vincolo sui moduli, il decreto attuativo mette due limiti quantitativi che cambiano il dimensionamento e che, secondo noi, molte simulazioni trascurano.
Il primo è un tetto di producibilità: la produzione massima attesa dell'impianto non può superare il 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva, calcolato sulla media annua dei consumi dell'esercizio precedente, includendo i consumi termici convertiti in energia equivalente. La logica è coerente con la parola autoconsumo: l'agevolazione copre l'energia che serve al sito produttivo, non un impianto sovradimensionato per vendere l'eccedenza. Su un progetto in autoconsumo a distanza il fabbisogno va quindi misurato prima, e il dimensionamento discende da lì, non dal terreno disponibile.
Il secondo è un massimale di spesa specifica, tabulato nell'Allegato 1 del decreto: il costo ammissibile per kW decresce con la taglia ed è differenziato per categoria di modulo. Per i moduli di tipo B si va dai 1.420 euro per kW degli impianti fino a 20 kWp agli 840 euro per kW sopra il megawatt; per il tipo C dai 1.500 ai 940 euro per kW, con gli scaglioni intermedi in tabella. Sopra il massimale, la parte di costo eccedente resta fuori dalla maggiorazione: il conto economico dell'agevolazione va fatto sul costo ammissibile, non sul capex di progetto.
Cumulabilità: dove si incastra, e dove no
La regola generale è facile da enunciare e delicata da applicare: l'iperammortamento è cumulabile con altre agevolazioni, nazionali o europee, sugli stessi costi, purché i diversi sostegni non coprano le medesime quote di costo e la somma non superi il costo sostenuto.
In concreto:
- cumulabile con altre agevolazioni sugli stessi beni, alle condizioni della regola generale e con la base di calcolo al netto dei contributi ricevuti: la legge non esclude il credito d'imposta ZES Unica (che a sua volta ammette il cumulo entro le intensità massime di aiuto UE) né la Nuova Sabatini;
- non cumulabile con il credito Transizione 4.0 del 2025 (legge di bilancio 2025, comma 446) sugli stessi investimenti; la Transizione 5.0 copriva investimenti conclusi entro il 31 dicembre 2025, quindi non si sovrappone.
Il nodo vero, quando nell'operazione entrano un finanziatore o un produttore terzo, è lo scorporo: chi effettua l'investimento e lo usa per l'autoconsumo della propria struttura produttiva, quali costi capitalizza, come si tiene separata la parte coperta da altri strumenti. Un impianto che resta di un terzo, e che vende l'energia all'impresa con un contratto di lungo termine (PPA, power purchase agreement), non trova appoggio nel testo: la norma parla di investimenti dell'impresa per l'autoconsumo della propria struttura produttiva. Sbagliare il perimetro dei costi, o sovrapporre due agevolazioni sulla stessa quota, non è un'inefficienza, è un rilievo. Va impostato nella struttura dell'operazione, prima della perizia.
La procedura GSE, in tre tempi
L'accesso passa da una perizia tecnica asseverata (o un'attestazione di ente accreditato), da una certificazione contabile di un revisore legale e da tre comunicazioni sulla piattaforma GSE:
- preventiva, che prenota il beneficio;
- di conferma, entro 60 giorni dall'esito positivo della preventiva, con un acconto pari ad almeno il 20%;
- di completamento, entro il 15 novembre 2028.
Niente di esotico, ma la sequenza è vincolante: salta una comunicazione, o arriva fuori termine, e la procedura non si perfeziona. Su un fotovoltaico a distanza, dove anche la configurazione di autoconsumo passa dal GSE per accedere ai contributi sull'energia autoconsumata, conviene gestire le due pratiche in parallelo, non in serie.
Dove si sbaglia
Gli inciampi che, secondo noi, pesano di più:
- trattarlo come agevolazione solo in sito, e perdere l'opzione a distanza che il decreto concede esplicitamente;
- dimensionare l'impianto sul terreno disponibile invece che sul fabbisogno, e scoprire il tetto del 105% a progetto fatto;
- modellare il rendimento prima di aver fissato la categoria del modulo, e scoprire dopo che la categoria C cambia il conto;
- darlo per cumulabile con il credito 4.0 del 2025 sugli stessi beni;
- lasciar scadere i 60 giorni per la conferma, o arrivare al completamento senza aver chiuso in ordine preventiva e conferma;
- una perizia debole, che non regge il controllo.
L'iperammortamento 2026, sul fotovoltaico in autoconsumo a distanza, è un problema di struttura prima che di fiscalità: chi effettua l'investimento, dove sta l'impianto, come si separano i costi, quando si comunica. È il terreno in cui la struttura dell'operazione va decisa prima della perizia, con chi ha esperienza di progetto.
Le regole dell'autoconsumo a distanza in sé (rete o linea diretta, cabina primaria e zona di mercato, corrispettivo ARERA e tariffa premio del GSE, produttore terzo e PPA) sono raccolte nella guida all'autoconsumo a distanza 2026. Per un'impresa che sta confrontando le strade per coprire i propri consumi, la sezione «Cerco energia per la mia azienda» riassume che cosa serve di solito e che cosa preparare per il primo contatto.
Fonti
Norma istitutiva: legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026), art. 1, commi 427-436, testo vigente su Normattiva. Dal 1° gennaio 2027 la disciplina passa nell'art. 364 del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117), che ne riprende il testo.
Decreto attuativo: decreto interministeriale 7 maggio 2026 del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze (firmato dal Ministro delle imprese e del made in Italy il 4 maggio e dal Ministro dell'economia e delle finanze il 7 maggio 2026, data con cui il MIMIT lo pubblica; testo e firme riletti l'11 ottobre 2026), in attuazione dell'art. 1, commi 427-436, della legge 199/2025; perimetro dell'autoconsumo a distanza, tetto del 105% e massimali nell'art. 8 e nell'Allegato 1, Tabella 2a. Termini e modelli delle comunicazioni: MIMIT, decreto direttoriale 10 giugno 2026.
Procedura e documenti: GSE, Nuovo Piano Transizione 5.0, pagine Come accedere e Chi può accedere, consultate il 2 ottobre 2026; GSE, Modello di comunicazione preventiva, giugno 2026; GSE, Istruzioni operative Transizione 2026, luglio 2026.
Autoconsumo a distanza: D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 199, art. 30, comma 1, lett. a), n. 2, richiamato dall'art. 8 del decreto, per la disponibilità del sito; GSE, Autoconsumatori a distanza, consultata il 2 ottobre 2026, per la cabina primaria come perimetro dei contributi.
Registro dei moduli e categorie A, B, C: DL 9 dicembre 2023, n. 181, art. 12, registro tenuto da ENEA; conteggio delle iscrizioni dal Registro delle tecnologie per il fotovoltaico di ENEA, consultato l'11 ottobre 2026. Alleggerimento del vincolo di provenienza sui beni strumentali generali: DL 27 marzo 2026, n. 38, art. 7, convertito dalla legge 22 maggio 2026, n. 88.
Cumulo: legge 199/2025, art. 1, comma 431; legge 30 dicembre 2024, n. 207, art. 1, comma 446 (credito Transizione 4.0 del 2025); DL 2 marzo 2024, n. 19, art. 38 (Transizione 5.0); DL 19 settembre 2023, n. 124, art. 16 (credito ZES Unica).
Aggiornamento del 31 agosto 2026: aggiunti il tetto di producibilità del 105% e il massimale di spesa specifica, presenti nel decreto e assenti dalla prima stesura di questo articolo. Aggiornamento del 2 ottobre 2026, dopo una verifica sulle fonti primarie: corretti la data del decreto (7 maggio, non 4 maggio 2026), il perimetro dell'autoconsumo a distanza (zona di mercato, non cabina primaria), la sequenza delle comunicazioni (nessuna fonte impone di inviare la preventiva prima di avviare l'investimento), i requisiti dei moduli B e C, le regole di cumulo e la configurazione con un produttore terzo; precisato che il requisito della disponibilità del sito, per l'autoconsumo a distanza, viene dall'art. 30 del D.Lgs. 199/2021 richiamato dal decreto; aggiunti la certificazione contabile, i massimali del tipo C e il conteggio del registro ENEA. Aggiornamento dell'11 ottobre 2026: ricontati sul registro ENEA i moduli iscritti (175, di cui 156 in categoria A, 19 in categoria C e nessuno in categoria B: conteggio invariato); confermata sul testo firmato la data del decreto, 7 maggio 2026, giorno della seconda firma; aggiunti i rimandi alla guida sull'autoconsumo a distanza e alla sezione per le imprese. Questo articolo non costituisce consulenza fiscale o legale.